Questo ortaggio dimenticato si cucina perfettamente sia dolce che salato

Questo ortaggio dimenticato si cucina perfettamente sia dolce che salato

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Redatto da Luca

12 Novembre 2025

Nel grande teatro della gastronomia, alcuni attori rimangono ingiustamente dietro le quinte per secoli. È il caso della pastinaca, una radice umile e dal sapore complesso, che un tempo dominava le tavole europee prima di essere soppiantata dall’arrivo della più semplice, ma meno versatile, patata. Oggi, noi chef abbiamo il dovere e il piacere di riscoprire questi tesori dimenticati, di riportare alla luce sapori che credevamo perduti. La pastinaca è una vera maga in cucina: possiede un’anima duplice, una dolcezza quasi mielata che si sposa magnificamente con note terrose e speziate. Può diventare protagonista di un dessert sorprendente o, come vedremo oggi, la base per una vellutata salata che accarezza il palato con un’eleganza inaspettata. In questa ricetta, vi guiderò passo dopo passo a trasformare questo ortaggio dimenticato in un piatto da ristorante, unendo la sua cremosità naturale alla dolcezza di pere caramellate e alla croccantezza delle noci pecan. Preparatevi a un viaggio nel tempo e nel gusto, un’esperienza che vi farà domandare come abbiate potuto vivere finora senza la magia della pastinaca.

30 minuti

40 minuti

facile

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

Passaggio 1

Iniziamo preparando la base del nostro sapore. Con un pelapatate, private le pastinache della loro buccia esterna, esattamente come fareste con una carota. Tagliatele poi a rondelle non troppo spesse, di circa un centimetro. La regolarità del taglio è importante perché garantirà una cottura uniforme. Procedete poi con la cipolla: sbucciatela e tritatela finemente. Un trucco da chef: per non piangere, utilizzate un coltello molto affilato e bagnate spesso la lama sotto l’acqua fredda. Mettete da parte le verdure e dedicatevi alle pere. Sbucciatele, eliminate il torsolo e tagliatele a cubetti di circa un centimetro per lato. La precisione qui donerà un aspetto più curato al piatto finito.

Passaggio 2

In una pentola capiente e dal fondo spesso, fate sciogliere metà del burro (20 grammi) a fuoco medio-basso. Aggiungete la cipolla tritata e lasciatela appassire dolcemente per circa 5-7 minuti, mescolando di tanto in tanto. Non deve colorire, ma diventare traslucida e morbida. Questo processo, chiamato soffritto, è la vera anima della cucina italiana: crea una base aromatica profonda che arricchirà tutto il piatto. A questo punto, unite le pastinache a rondelle, alzate leggermente la fiamma e fatele insaporire per circa 5 minuti, mescolando spesso. Sentirete sprigionarsi un profumo dolce e leggermente speziato: è la pastinaca che inizia a rilasciare la sua magia.

Passaggio 3

È il momento di trasformare le nostre verdure in una zuppa. Versate il brodo vegetale caldo nella pentola, fino a coprire completamente le pastinache. Portate il tutto a ebollizione, poi abbassate la fiamma al minimo, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per circa 25-30 minuti. Il segreto è la pazienza: le pastinache dovranno diventare tenerissime, tanto da potersi schiacciare facilmente con una forchetta. Questo assicurerà che la vostra vellutata sia, appunto, vellutata e priva di grumi.

Passaggio 4

Mentre la zuppa cuoce, occupiamoci della guarnizione che darà carattere al piatto. In una padella antiaderente, fate tostare leggermente le noci pecan a secco per un paio di minuti, finché non saranno fragranti. Mettetele da parte. Nella stessa padella, fate sciogliere il burro rimasto (20 grammi) con lo sciroppo d’acero. Quando il composto sfrigola, aggiungete i cubetti di pera e cuoceteli a fiamma viva per 4-5 minuti, saltandoli spesso. Le pere dovranno caramellarsi all’esterno, diventando dorate e lucide, ma rimanendo leggermente croccanti all’interno. Questa combinazione di consistenze sarà la sorpresa finale.

Passaggio 5

Una volta che le pastinache sono cotte, togliete la pentola dal fuoco. Con un frullatore a immersione, frullate il tutto direttamente in pentola fino a ottenere una crema liscia e omogenea. Se non avete un frullatore a immersione, potete trasferire la zuppa, un po’ alla volta, in un frullatore classico, facendo molta attenzione al vapore caldo. A questo punto, incorporate la panna liquida, che donerà ulteriore cremosità e rotondità al sapore. Riportate la pentola sul fuoco bassissimo, regolate di sale, pepe nero macinato al momento e una generosa grattugiata di noce moscata. Mescolate bene e la vostra vellutata, una crema liscia e senza pezzi, è pronta per essere servita.

Luca

Il trucco dello chef

Per ottenere una consistenza incredibilmente setosa, degna di un ristorante di lusso, vi svelo un piccolo segreto professionale. Dopo aver frullato la zuppa, passatela attraverso un colino a maglie fini, premendo bene con il dorso di un cucchiaio. Questo passaggio, chiamato setacciare, eliminerà ogni minima fibra residua della pastinaca, regalandovi una vellutata dalla texture impalpabile che stupirà i vostri ospiti.

L’abbinamento perfetto

La dolcezza intrinseca della pastinaca e delle pere caramellate, bilanciata dalla cremosità della panna, richiede un vino che sappia dialogare con queste note senza esserne sopraffatto. La scelta ideale ricade su un vino bianco aromatico e con una buona acidità, capace di pulire il palato. Un Gewürztraminer dell’Alto Adige, con i suoi sentori di litchi, rosa e spezie dolci, crea un’armonia perfetta. In alternativa, un Riesling della Mosella, con la sua spiccata mineralità e le sue note agrumate, offrirà un contrasto rinfrescante e vivace, esaltando la complessità del piatto.

La pastinaca (Pastinaca sativa) è molto più di una semplice radice. Per gli antichi Romani, era un alimento prezioso, apprezzato tanto quanto le carote. Nel Medioevo, prima che la canna da zucchero e la barbabietola diventassero di uso comune, la pastinaca era una delle principali fonti di dolcezza in Europa, utilizzata per preparare marmellate e dolci. La sua dolcezza naturale, infatti, si intensifica dopo le prime gelate invernali, quando l’amido della radice si converte in zuccheri. Con l’introduzione della patata dalle Americhe nel XVI secolo, più facile da coltivare e più calorica, la pastinaca fu gradualmente relegata a un ruolo marginale, diventando cibo per il bestiame o ingrediente per zuppe rustiche. Riscoprirla oggi significa non solo gustare un sapore unico, ma anche riconnettersi con una parte importante della nostra storia gastronomica.

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Luca

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